Zapping in Lombardia! Parte Terza – Bergamo Alta.

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UNA SETTIMANA IN TOUR A CAVALLO DELL’ ULTIMO DELL’ ANNO E L’ INIZIO DEL NUOVO NELLA PIÙ ESTESA REGIONE ITALIANA. LA LOMBARDIA DAL FASCINO UNICO PER UNA MORFOLOGIA CHE OFFRE SCENARI PAESAGGISTI DELIZIOSI CHE VANNO DALLE ALPI ALLE RINOMATE COLLINE, DALLE DISTESE PIANEGGIANTI AI SUOI LAGHI E DALLE STORICHE CITTÀ AGLI INCANTEVOLI BORGHI!  30 Dicembre 2018 – 6 Gennaio 2019  Segue dalla prima parte Cernusco e Monza e dalla seconda parte Cernusco e Como. Un’altra deliziosa giornata assolata ma con persistente aria freddissima, si unisce alla nostra settimana in tour attraverso luoghi belli lombardi. La mattina come sempre la dedichiamo a gironzolare in Cernusco e scoprire suoi nuovi angoli.

Devo ammettere che passeggiare nelle vie di Cernusco da un senso di pace, per nulla caotica ma tranquilla, pulitissima e ordinata, mi appare come un oasi felice e credo anche a dimensione di bambino, rare macchine in centro visto che è quasi tutta isola pedonale e tantissime biciclette, mezzo prevalente di locomozione. Ammirando i palazzotti storici e anche i negozi arriviamo in Piazza Matteotti, uno spazio con una piattaforma-fontana al centro, l’area di primo acchito può dare un idea di spartano, ma a me ha dato un senso di civiltà e di sana vivibilità.

Con al suo perimetro bar, ristorantini e rivendite, popolata da signori e signore intente a far spesa e bimbi nei passeggini per bearsi dei tiepidi raggi di sole, immerge in un contesto assolutamente sereno. Curiosità: il rigoglioso albero di Gelso vicino alla fontana ha ben 130 anni e simboleggia l’esistenza delle filande presenti un tempo in questa cittadina, i bachi erano ghiotti dei suoi frutti.

Continuando la nostra passeggiata arriviamo in Piazza della Repubblica, la prima cosa che mi attrae è una scultura al centro dell’area. Qui mi ricollego all’albero su citato in merito alle filande che ho già menzionato, vale a dire in Piazza Gavazzi più conosciuta come piazza del bruco, dove esisteva questo setificio in cui cernuschesi  sbozzolavano i bachi e filavano il tessuto. E dunque proprio da questa piazza e fino ad arrivare a quella della foto, l’Amministrazione Comunale ha voluto creare un percorso pedonale riconducibile all’allora preziosa lavorazione della seta.

Come si evince dall’Immagine di Google un percorso con una linea bianca dipinta sull’asfalto, rappresentativo di una sorta di filo che unisce le aeree in cui avveniva la lavorazione per la produzione della seta. Il tragitto si conclude appunto in Piazza della Repubblica, dove la scultura con sembianze dell’enorme baco, ne rievoca la trasformazione seguente in bozzolo e la crisalide. L’opera è dello scultore Nado Canuti, un artista senese autodidatta che lavora a Milano. Molte sue opere figurano in musei oltre essere state tema di lauree e di pubblicazioni di monografiche.

Giunta l’ora di pranzo come sempre si rientra al residence per un veloce pasto e subito dopo nel primo pomeriggio siamo già in macchina alla volta di Bergamo. Facciamo una quarantina di chilometri in mezz’oretta e arriviamo nella città “doppia” per via della bassa e della alta. Verosimilmente unico insediamento urbano ma dalle profonde differenze fra entrambe, una anche se pur con testimonianze storiche commerciale e moderna e l’altra detentrice di un nucleo storico che non ha eguali. Da ciò si intuisce facilmente la conformazione del territorio, che va dal piano alle colline delle Prealpi.

Iniziamo dunque un viaggio d’arte se così si può dire fra due città e facciamo il nostro ingresso a Bergamo da Viale Papa Giovanni XXIII trovandoci subito di fronte alla cosiddetta Porta Nuova. Un accesso principale che risale al 1837 e fu realizzato per Ferdinando I D’Austria. Costituisce una sorta di legamento fra la città bassa e quella alta ed è formata da due monumentali Propilei che mi riportano vagamente con la mente all’Agropoli di Atene. Bellissimi colonnati adorni di luminarie sorreggono a loro volta i soprastanti timpani, per me sono senza dubbio un biglietto da visita davvero elegante per Bergamo.

Porta nuova rappresenta il primo punto focale della città e offre fra i due edifici monumentali, lo storico skyline del bellissimo vecchio borgo, uno scorcio stupendo racchiuso nelle poderose fortificazioni quattrocentesche.  Curiosità: le neoclassiche costruzioni gemelle rappresentavano il “cancello” d’ingresso a Bergamo, una sorta di passaggio doganale che fino al 1901 controllava le merci in entrata facendo pagare il famoso dazio. In seguito fu eliminata la struttura in ferro, lasciando posto al libero accesso del bellissimo viale.

Non vi descriverò Bergamo bassa bensì la sua collina storica che sarà la meta del nostro tour, quindi una volta parcheggiata la nostra auto ci avviamo alla stazione della funicolare per raggiungere il borgo. Per via della sua conformazione architettonica andremo a tuffarci nell’aurea medievale impressa in questa prima anima di Bergamo e lo faremo appunto con un mezzo sempre affascinante dalle origini ottocentesche. Un opera dell’ingegnere Alessandro Ferretti, un emiliano che consolidò la sua fama per la spiccata passione verso le ferrovie di montagna.

La funicolare da più di 100 anni consente di superare un dislivello di 85 metri, lungo un percorso di 240 e che attraversando le mura venete di difesa e fortificazione, ci conduce su con una salita dalla pendenza dolce che culmina in cima al 50%. Dall’interno di graziose vetture rosse, durante il breve viaggio nonostante il clima rigido, ci si tuffa fra rigogliosi giardini fioriti e scorci unici della città bassa. Info: il costo del biglietto muta secondo la zona e la durata in minuti. Noi abbiamo optato per quello della zona 1, stazione San Virgilio/Città Alta, al prezzo di €.1.30 e della durata di 75 minuti.

Eccoci giunti a fine corsa nel cuore di questo meraviglioso borgo, supero le vie adorne ancora di luci natalizie e mi ritrovo in Piazza Vecchia. Un impianto medievale intatto come allora e immutato nel tempo, che grava su fondamenta preesistenti romane e che da subito ha un fascino che coinvolge. Una città racchiusa fra quattro antiche porte e una cinta muraria, bastioni, baluardi, garitte e quant’altro, come a voler proteggersi dalla modernità che incalza nella sua gemella bassa, al fine di rimanere immortale e inviolabile.

Che emozione davvero calarsi in questa atmosfera di Piazza Vecchia che rappresenta il fulcro di tutte le attività cittadine e il luogo d’incontro per eccellenza, vi si danno appuntamento gli studenti universitari, i residenti per gustare il caffè nei carinissimi bar e tutti i turisti in visita. Sul suo perimetro si affacciano edifici di rara bellezza storica come: Palazzo Nuovo, Palazzo Vecchio, la Torre Civica e il loggiato che anticipa i retrostanti stupendi Duomo, Basilica e Battistero.

Da soffermarsi anche con lo sguardo sulla bella fontana al centro dell’area, risalente al XVIII secolo fu realizzata e data in dono dallo scultore Contarini, un podestà veneto. Mi si presenta con una vasca centrale in marmo di Zandobbio circondata da due sfingi su altrettante piccole vasche e affiancate da colonne in cui si avvinghiano serpenti, in aggiunta basamenti con leoni, chiaro simbolo che richiama la Serenissima. Venezia, che in quel tempo aveva il potere su Bergamo.  Curiosità: Piazza Vecchia fu definita dallo svizzero architetto urbanista Le Corbusier: una delle piazze più affascinanti del mondo!

Volgendo lo sguardo a destra verso il loggiato, svetta nel cielo la maestosa Torre Civica, soprannominata dai residenti ” Campanone”. Adiacente il Palazzo del Podestà e quello della Ragione risalenti al XII secolo, è un chiaro esempio medievale e che è accessible alla visita al costo di €.3. Peccato non fosse fruibile quella sera, perché percorrendo i suoi numerosi scalini o usufruendo dell’ascensore, si arriva in cima a 52 metri dall’altezza, da dove si può godere di una magnifica vista di tutto il circondario e in prevalenza Bergamo bassa.

Curiosità: la campana della torre ogni sera da la buonanotte ai bergamaschi con i suoi rintocchi. Alle 22.00 con ben 100 scampanii perpetua da 360 anni un antico rituale, serviva un tempo ad avvisare la chiusura di accesso alla città attraverso le sue quattro porte. Aiuto! Cento rintocchi! Bellissima tradizione ma di sicuro dolore per l’udito, pur rispettando non oso immaginare il suono perforante di una campana a lungo per un ripetersi di tale tradizione! 😀 Seguendo ancora con lo sguardo il perimetro dell’area, mi soffermo sul Palazzo della Ragione con il suo loggiato, è un altro emblema di spicco.

Costruito pensate più di mille anni fa per ospitare le assemblee pubbliche della città, fu uno dei primi palazzi Comunali italiani. Oggi sede di convegni e importanti mostre d’arte rimane comunque una testimonianza medievale carica di storia e bellezza architettonica.  Curiosità: il suo nome è proprio Palazzo della R-a-gione e non delle R-e-gione, non ho sbagliato nel scriverlo! Questo curioso nome risale al periodo veneziano, secolo in cui veniva usato come sede dei tribunale. Dunque per via dei contenziosi che vi si svolgevano fra i cittadini, i giudici a fine processo decidevano usando la “ragione”, ecco la curiosa denominazione secolare che si è tramandata fino al contemporaneo.

Il bellissimo loggiato un tempo era formato da quattro arcate, adesso ne mostra soltanto le tre maggiori, perché la minore è stata inglobata nel pronao del Duomo. Assieme all’edificio sovrastante è il più antico fra i broletti lombardi esistenti, lo compongono volte a crociera sorrette da colonne toscane, ma la caratteristica principale e che ha attirato me come anche molti visitatori, è costituita da un particolare orologio. Realizzato più di 200 anni fa dall’abate Giovanni Albrici insigne matematico e fisico, è inciso magistralmente nel pavimento marmoreo del loggiato.

Come si evince dall’immagine si tratta dunque di una meridiana. Un misuratore del tempo che funziona con la luce del sole, ma oltre ciò indica anche le coordinate del punto e dell’altezza dal mare in cui si trova Bergamo. Il funzionamento avviene attraverso un raggio di questa stella, che penetra nell’ambiente in penombra attraverso un foro di una lastra collocata in alto rispetto al pavimento e che proiettandola sulla striscia marmorea dotata di scala numerica precisa, dunque ci da l’indicazione esatta del mese, dell’anno e dell’ora.

Finendo il giro della mia osservazione perimetrale ammiro il Palazzo nuovo contrapposto a quello Vecchio, spicca fra tutti non solo per l’illuminazione ma per il candido bianco del suo marmo. Ad opera dell’architetto veneziano Vincenzo Scamozzi ospita la Biblioteca Civica Angelo Mai, è una delle istituzioni di conservazioni storiche tra le più importanti d’Italia, pensate un po’, contiene circa 700.000 volumi, fra cui 16.000 sono manoscritti secolari. Non l’ho visitato, ma la maestosità e l’eleganza del loggiato dell’atrio mi ha lasciato incantata, un buon motivo come sempre per ritornare a Bergamo e scoprire questo gioiello medievale.

Attraversiamo il loggiato e rimango un attimo stupita, nella stessa area quasi in competizione, l’una di fianco all’altra esistono Basilica e Duomo, senza tralasciare anche il piccolo battistero sulla destra! Vi pubblico un immagine presa dall’alto con Google Maps, per far comprendere meglio l’ubicazione dei tre manufatti. Quasi protetti da Piazza Vecchia, imponenti occupano l’area retrostante esibendo facciate di una magnificenza architettonica tale, da costituire anche il solo motivo per visitare questo borgo.


Una volta entrata nella Basilica di Santa Maria Maggiore vacillo quasi, abbagliata da cotanta bellezza architettonica e artistica! L’impianto romanico a croce greca al suo interno è sfarzosamente barocco, davvero non saprei trovare le parole per descrivere cosa ho visto sulle volte delle sue navate e sulle pareti. E’ tutto un susseguirsi di affreschi dalla bellezza inenarrabile, fregi e stucchi in oro zecchino, statue, capitelli, confessionali in legno intarsiato minuziosamente e non vado avanti, l’elenco sarebbe lunghissimo, inoltre credo non serva perché le immagini parlano da sole.


Preziosi tesori storici racchiusi fra le mura di questa stupenda chiesa che mi raccontano millenni di storia, un vero gioiello. E poi…credetemi di arazzi ne ho visti parecchi e anche grandi, ma delle dimensioni come questi fiamminghi e fiorentini raffiguranti scene sacre, sinceramente mai, occupavano quasi un intera parete! Le cappelle laterali erano talmente immense e sfarzose da apparirmi come altrettante chiese nella chiesa, senza tralasciare i confessionali in mogano intarsiato e i bellissimi due organi a canne.

Curiosità: nella Basilica vi è il monumento funebre intitolato a Gaetano Donizetti, illustre e famoso compositore, nonché simbolo e portavoce di Bergamo nel mondo. Inoltre l’edificio non ha un ingresso principale sulla facciata, ma ha quattro accessi laterali posti sotto piccoli portici con colonnine che sorreggono i protiri adorni da leoni in marmo bianco e rosso. Imponenti ve li trovate ai lati delle scale, come a sorvegliare chi varca la soglia.

Di sicuro dopo aver visto la basilica una volta al cospetto della facciata del Duomo l’ho ammirata con ovvi termini di paragone leggermente inferiori ma sempre pregevoli per architettura e arte. Dedicata a Sant’Alessandro patrono di Bergamo, ha un interno molto più sobrio ma ugualmente da contemplare, un unica navata a croce latina in cui si aprono le cappelle laterali, coperta da una volta a botte con lunette ricche di affreschi dai colori tenui e fregi in oro. Non mancano pale e dipinti di prestigiosi autori  e anche qui un bellissimo coro ligneo e un organo a canne caratterizzano l’insieme dell’interno.

Il freddo inizia a farsi sentire di più e si fa anche ora di cena, lasciamo il magnifico complesso architettonico e ci avviamo per scendere giù alla città bassa, con la promessa di ritornarci nuovamente e sopratutto di mattina, per ammirarla in tutte le altre location che ci son sfuggite. Mentre percorriamo le viuzze cariche di storia per la loro conformazione, ne imbocchiamo una che viene definita la più antica di tutte, Via Mario Lupo. In essa vi è un simbolo del tempo che fu, il Lavatoio Antico perfettamente conservato integro nella sua struttura, è uno dei tanti che riceveva l’acqua dalla vicina frazione di Bondo Pestello e in uso ancora fino agli anni ’50.


Proseguiamo la discesa passando sotto archi a tutto sesto realizzati in pietra e percorrendo vicoli acciottolati, durante il tragitto attira la nostra attenzione un insegna che indica il Castello di San Vigilio. Proviamo a inerpicarci su per la viuzza nel tentativo di ammirare il maniero almeno dall’esterno, ma una volta arrivati in cima, ahimè il buio non lo consente, la zona poco illuminata e una nebbiolina che stava calando ci lascia intravedere solo la sagoma, che fra l’altro ci appariva dai contorni sfumati.

Facciamo dietro front delusi ma con il pensiero che la mancata visita al maniero è un altro motivo per ritornare in questa splendida e interessante città. Nel ridiscendere fotografo un curioso ballatoio adorno di piante fiorite che collega due edifici, originalissimo davvero!

Troviamo una discreta fila alla stazione della funicolare, ma che comunque ordinata si risolve in poco tempo, giusto l’attesa dell’arrivo della carrozza. La promessa di ritornarci è viva, da rivederla assolutamente per scoprirla attraverso il suo carico di storia dall’atmosfera medievale, epoca che mi affascina da sempre. Amo i borghi dove cultura e natura si fondono all’unisono regalandomi emozioni uniche, e che son sicura avranno stuzzicato anche il vostro interesse.

Recuperiamo il nostro SUV dal parcheggio e ci avviamo a Cernusco lasciando quest’altra città lombarda che vanta uno dei più conosciuti e preziosi patrimoni artistici d’Italia. The end! La terza tappa del mio tour a cavallo dell’ultimo dell’anno finisce qui, ma se vorrete scoprire la prossima, ogni tanto date un occhiata al sito.

E allora ciao e vi do appuntamento alla quarta parte che redarrò presto, stay tuned on Ricopennaselvaggia… 😉 

 

 

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